Correre è naturale per l’uomo?

Correre è naturale per l'uomo?

Nel mondo dell’allenamento, ormai da anni, circola la credenza che l’allenamento aerobico in generale, e la corsa in particolare, abbia più effetti negativi che benefici sul corpo e sulla salute. Molti allenatori la sconsigliano sostenendo che induca la perdita della massa muscolare oltre che un effetto pro-aging (invecchiamento). Ma è davvero così? L’argomento è molto complesso come infinitamente molto più complesso di quello che si pensa è il corpo umano. Non può quindi essere affrontato in modo semplicistico. Cercherò di fare un piccolo, iniziale approfondimento, partendo appunto da una semplice domanda: correre é naturale per l’uomo?

Sfatiamo subito ogni dubbio: correre è assolutamente naturale per l’uomo, come è altrettanto naturale alzare pesi e fare lavori di forza. Le due attività vanno unite al fine di avere o ritrovare, progressivamente, salute e benessere.

In effetti, l’attività di endurance che ha accompagnato l’uomo sin dagli inizi della sua evoluzione è la corsa. Anzi, proprio la corsa di lunga distanza potrebbe aver plasmato la fisiologia ed il bipedismo dell’uomo.

A tal proposito, il professor Lieberman, uno dei massimi ricercatori nel campo del Barefoot, in un lavoro del 2004 [1], suggerisce che i nostri primi antenati fossero eccellenti corridori di resistenza e che tale attitudine abbia lasciato segni sul nostro corpo, rimanendo impressa nelle articolazioni e non solo.

Il nostro corpo non sarebbe quindi adatto allo sprint ma, invece, sarebbe portato proprio per la resistenza.

Questo troverebbe conferma in alcune caratteristiche umane:

  • Forza – i tendini delle gambe e dei piedi sono particolarmente flessibili, in particolare il tendine di Achille che darebbe un vantaggio meccanico durante la corsa, permettendo un recupero di energia tra un passo e l’altro.
  • Stabilità – i glutei, prominenti e robusti, sarebbero un altro indizio della nostra attitudine alla resistenza. Questi muscoli, infatti, si contraggono poco durante una camminata ma tantissimo nella corsa.
  • Termoregolazione – il corpo umano è una macchina che disperde calore (una della funzioni della sudorazione).
  • Equilibrio – correre richiede grande capacità di coordinazione e di equilibrio che viene mantenuto con l’ausilio di canali nell’orecchio interno che, riempiti di liquido, agiscono come un rilevatore di accelerazione. Negli esseri umani moderni, così come nei progenitori, queste strutture sono insolitamente grandi.

Alla luce di tutto questo, correre, anche e soprattutto sulle lunghe distanze, sarebbe del tutto naturale. Sorge però, a questo punto, un’altra domanda: allenarsi e correre tutti i giorni può definirsi naturale? La risposta, in questo caso, è NO.

Anche qui ci viene in aiuto il nostro retaggio.

“Nulla in biologia ha senso se non alla luce dell’evoluzione” Theodosius Dobzhansky.

L’essere umano è un animale, quindi un risparmiatore di energia. In passato, l’uomo correva solo per specifiche ragioni quali procurarsi il cibo e salvarsi la vita.

Ecco perché correre va bene ma non tutti i giorni, per garantire il recupero. Occorre inoltre rivedere e/o recuperare la corretta tecnica di corsa (concetto non così scontato) e allenarsi anche con i sovraccarichi per rinforzare il corpo. La corsa è comunque un’attività traumatica e questo va sempre tenuto presente. Non ci si può improvvisare.

Ma perché ancora oggi c’è la convinzione che correre faccia male? In realtà, ciò che può creare problemi e avere notevoli effetti negativi sulla salute, in particolare se prolungata nel tempo, in modo cronico, è un eccesso di attività aerobica svolta male.

Questa può:

  • abbassare i livelli di testosterone nei maschi
  • ridurre la forza esplosiva
  • stressare le ghiandole surrenali facendo aumentare troppo il cortisolo
  • causare elevato stress ossidativo, quindi infiammazione
  • provocare catabolismo
  • provocare sovrallenamento
  • danneggiare i mitocondri.

Tra l’altro, la scarsa utilità dell’attività aerobica per il dimagrimento è stata ampiamente dimostrata [2]. Anche se durante la sessione si bruciano calorie, l’aumento di cortisolo crea un deficit tale da non poter contrastare in modo efficace il catabolismo muscolare. I livelli di grasso corporeo degli atleti di endurance, pur essendo inferiori alla media, sono superiori a quelli degli atleti che invece praticano regolarmente attività anaerobiche ad alta intensità.

In conclusione, l’uomo sembra essere progettato, e si è evoluto, per un’attività consistente in molto movimento blando (corsa moderata o camminata), intervallato da sessioni molto brevi ad intensità estrema con conseguenti riposi lunghi.

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